David Göttler e il tentativo dell’Everest senza ossigeno supplementare

Intervista al 40enne alpinista tedesco David Göttler dopo il suo tentativo di salire Everest senza ossigeno supplementare sul versante nepalese, abortito a quota 8650 metri a soli 200 metri dalla cima.

L’immagine duratura che rimarrà della stagione primaverile 2019 dell’Everest sarà senz’altro la lunga coda verso il tetto del mondo scattata il 23 maggio dal ex soldato britannico Nirmal Purja. Ripresa da tutti i media, l’immagine ha fatto immediatamente il giro del mondo accompagnato dalla pesante notizia che 10 persone hanno perso la vita durante questa breve finestra di bel tempo che ha permesso anche un numero record di salite quel giorno. È un dato di fatto purtroppo che farà riflettere per lungo tempo.

Chi non si ricorderà Everest per quella foto, e chi non è salito in cima quel giorno, sarà l’alpinista tedesco David Göttler che al contrario della quasi totalità di altri alpinisti stava cercando di raggiungere il punto più alto della terra senza ossigeno supplementare. Una mosca bianca sul versante nepalese, come Cory Richards e Esteban Mena sul versante tibetano. Dopo una preparazione impeccabile, il 40enne ha rinunciato a quota 8650m, a soli 200 metri dalla cima quando il tempo è peggiorato e avrebbe dovuto aspettare troppo a lungo per fare passare gente in discesa. “Aspettare e sprecare energie li su senza ossigeno supplementare non è un’opzione” ha spiegato Göttler.

David, innanzitutto: come mai Everest? Cosa ti attira?
Se sei un alpinista d’alta quota, allora prima o poi vuoi raggiungere il punto più alto della terra. Vorrei sapere se sono in grado di raggiungerlo con le mie proprie forze.

Allora perché questa via, quella più frequentata? E come mai da solo?
Avevo ancora il permesso del 2014, quindi quest’anno potevo tentare la montagna soltanto da sud e lungo la via normale. Se la provi “by fair means” (se questo è ancora possibile qui!), allora la via normale lungo la cresta sud rimane un’impresa impegnativa. Parliamoci chiaro però: non ha niente a che fare con stile alpino o solitaria! Questo, sulla via normale dell’Everest, ormai non è più possibile.

Come ti eri preparato?
Avevo seguito un programma triennale di allenamento di Uphill Athlete. Con questo alleniamo soprattutto la resistenza.

Che tattica hai adottato?
Ho deciso di partire tardi, cosi non avrei avuto nessuno davanti a me in salita, e cosi sarei velocemente stato al sole. Tutto andava per il meglio fino al colle sotto la cima. Lì è cambiato il tempo, il vento ha cominciato a soffiare e ha cominciato anche a nevicare. Qui la via diventa molto stretta e sempre più gente mi veniva incontro, in discesa dalla cima. Dovevo aspettare, e sapevo subito che il rischio di cadere in una trappola era troppo grande.

Eri a 200m dalla cima. Una decisione sofferta?
No, la decisione di scendere è stata facile. In quel momento era evidente che il rischio era troppo grande. Il mio amico Ueli Steck mi diceva sempre “don’t epic!”, non avere guai seri. Sapevo che continuare sarebbe stato troppo pericoloso, e questo lo volevo evitare.

Ti ha sorpreso qualcosa?
In realtà mi ha sorpreso ben poco. Sapevo che ci sarebbero state molte persone. E speravo che ci fosse una finestra di bel tempo più lunga o di più giorni per permettere alle persone di andare in cima. Purtroppo quest’anno non è stato così. Quindi non sono diventato vittima delle tante persone, ma dei pochi giorni con condizioni meteorologiche utilizzabili.

Come erano le tue probabilità?
Penso di aver avuto delle buone chance. Ma sapevo che tutto doveva funzionare alla perfezione quel giorno. Non ho idea se le mie chance sarebbero stati migliori se fossi partito prima. O se avessi scelto un altro giorno. Il numero di persone era simile durante i giorni di vetta, il problema della tanta gente si sarebbe presentato comunque. Credo che quel giorno due sono saliti in cima senza ossigeno supplementare ma non so che tattica avevano adottato, non li ho visti sulla montagna.

Ma c’è ancora posto per gente come te che vuole salire Everest senza ossigeno supplementare?
Sì, credo sia ancora possibile salire la montagna in buon stile. Ma bisogna avere fortuna con il tempo.

Cosa sono le cose più brutte e belle dell’Everest?
La cosa peggiore è l’ignoranza di molti alpinisti qui… E uno dei momenti più belli è quando parli con gli incredibilmente forti Sherpa e ti diverti con loro. Lo trovano sempre bello quando uno viaggia senza ossigeno e porta tutto da solo.

Adesso?
Sono molto contento di quello che sono riuscito a fare e sono contento di tornare a casa!

La salita di David Göttler
21/05/2019: Campo Base fino a Campo 2
22/05/2019: Camp 2 fino Camp 4 / Colle Sud
23/05/2019: Campo 4 fino a 8650m poi discesa a C2
24/05/2019: C2 discesa a Campo Base

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